T.J. Dillashaw, foto tratta da Google

UFC, lotta doping: stop alle flebo di liquidi dopo il peso

La recente notizia che i figther della UFC non potranno più utilizzare, dal prossimo primo di ottobre, la reidratazione intravenosa (ovvero flebo di acqua e sali) per riacquisire le enormi quantità di liquidi perse nelle fasi finali di taglio del peso è destinata con tutta probabilità a cambiare lo scenario attuale dell’Ultimate Fighting Championship e ha di conseguenza scatenato diverse reazioni, alcune della quali non esattamente composte.

Pericolo di morte

La levata di scudi è generale: atleti e allenatori obiettano che un atleta non correttamente idratato è un atleta a rischio, soprattutto in uno sport di contatto.

Senza entrare in dettagli medici, è in effetti cosa nota che un cervello “asciutto” sia molto più  passibile di traumi di quanto non lo sia in cervello immerso nell’adeguata quantità di liquido.

Il guru dell’alimentazione Mike Dolce, che segue diversi lottatori ed è considerato in numero uno del settore, è arrivato a dire che la messa al bando delle flebo potrebbe costare la vita a qualche atleta: “E’ una cosa ridicola: non ha senso e potrebbe causare danni celebrali anche mortali negli atleti”.

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Il fuoriclasse brasiliano José Aldo, prima di ritrattare probabilmente consigliato dal suo manager, era arrivato a dire che il divieto è una scemenza e che lui avrebbe non l’avrebbe quindi rispettato.

Il vero bersaglio del divieto sono i dopati

La realtà però è che la messa al bando delle flebo non ha tanto l’obiettivo di proibire agli atleti queste pericolose oscillazioni di peso quanto piuttosto quello di evitare trasfusioni che potrebbero mascherare la presenza di sostanze dopanti annacquando il sangue (i ciclisti tanto per cambiare sono i numeri uno dell’annacquamento strategico).

Foto tratta da Google

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Weight-cutting, una pratica estrema

Non è un mistero che la stragrande maggioranza degli atleti, per essere quanto più grossi e muscolosi possibile all’interno della propria categoria, utilizzi pratiche estreme per eliminare dal corpo ogni liquido prima del peso ufficiale per poi riguadagnarlo nelle circa 40 ore che separano la cerimonia della bilancia dal match. Un esempio su tutti? Il Brasiliano Gleison Tibao compete nella categoria dei 70 kg (155 libbre), ma quando entra nella gabbia pesa tra gli 82 e gli 84 kg.

In pratica Tibao perde ben oltre 10 kg di liquidi in un paio di giorni al massimo e poi li riacquisisce in poche ore, in larga parte proprio grazie a soluzioni di acqua e sali minerali iniettate direttamente nel flusso sanguineo.

Le pratiche di taglio del peso comprendono di norma l’astinenza quasi  totale dal consumo di liquidi (ovvero non bere) anche per giorni, lunghissime sedute in sauna e in acqua calda e l’utilizzo prolungato di tute in materiali plastici per aumentare la sudorazione.

Sono queste strategie estreme che le Mma hanno ereditato principalmente dal wrestling collegiale e che possono avere gravi conseguenze sulla salute, compresa la morte: pochi anni fa in una sola stagione Ncaa sono morti tre giovanissimi lottatori proprio in seguito a violente disidratazioni.  Lo stesso campione del mondo di pesi mesi Chris Weidman che, essendo un ex prodigio della lotta universitaria ha grande esperienza di weight-cutting, ha di recente ammesso che la disidratazione in occasione dell’incontro con il nostro Alessio Sakara (marzo 2011) lo aveva portato a pochi passi dall’Aldilà, e le testimonianze in questo senso sono moltissime.

Tesoro, mi sono ristretti i lottatori

Fatto che sta che dal primo ottobre le flebo saranno vietate e i fighter, volenti o nolenti, dovranno adattarsi alle nuove regole e potranno reidratarsi solo ed esclusivamente per via orale, ovvero bevendo.

Nonostante diverse ricerche dimostrino che la reidratazione orale sia in effetti più efficace di quella intravenosa – soprattutto a livello celebrale – molti osservatori scommettono che avverranno grandi cambiamenti nell’aspetto e nelle dimensioni degli atleti, un predizione che suona come l’implicita ammissione che il doping la faccia da padrone e che le nuove regole piuttosto che limitare la capacità degli atleti di modificare rapidamente il peso limiteranno in effetti la loro libertà di doparsi e farla franca.

 

 

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