Royal Bengal Tiger (Panthera tigris)

Bjj, drill nel caos per diventare delle tigri

Quando Trevor Ragan, sostenitore del motor learning (letteralmente apprendimento motorio) e fondatore della Championship Basketball School, parla ai propri coach e ai propri atleti di come di insegni e come si migliori, inizia spesso con il racconto di due tigri. Una tigre vive nello zoo. E’ cresciuta in un ambiente chiuso e sicuro e ha sempre avuto una vita facile: le viene portato il cibo al momento giusto, se fa freddo ha un riparo e se fa caldo può tranquillamente entrare nella limpida piscina sempre a sua disposizione. L’altra tigre vive nella natura più selvaggia e da sempre deve cacciare e combattere per ogni pasto e allo stesso tempo stare sempre all’erta per non finire lesi stessa preda dei cacciatori.

Ora, quale delle due tigri pensate sia più attrezzata per la sopravvivenza? La risposta è ovvia e anzi è ragionevole supporre che la tigre in cattività morirebbe rapidamente se liberata nella wilderness.

Scegli che tigre vuoi essere: le basi del  motor learning

Secondo Ragan, la maniera in cui approcciamo l’apprendimento determina che tigre diventeremo. Se vuoi diventare la tigre della giungla devi dedicarti al motor learning, che studia come le persone acquisiscano le diverse abilità e ha evidenziato diverse falle nell’approccio tradizionale all’allenamento. Nel motor learning devi fare drill random che riproducono le situazioni di gara, non drill “bloccati”.

Per fare u esempio, un drill bloccato potrebbe essere quello di un golfista che provi un putt trenta volte di seguito dallo stesso identico posto, mentre in un drill random la pallina verrebbe casualmente fatta cadere in trenta posizioni diverse obbligando il giocatore ad adattarsi ogni volta alla nuova situazione.

Ragan non è un jiu-jiteiro, lui si occupa di pallacanestro, ma il suo insegnamento è valido per ogni coach e per ogni atleta. Non a caso la prima persona che aveva sentito parlare di motor learning era stato  John Kessel, un allenatore delle nazionali statunitensi di pallavolo. La nazionale a stelle e strisce, avendo a disposizione i migliori talenti in campo e fuori, aveva deciso di puntare proprio sul motor learning per migliorare la prestazioni dei giocatori nella competizioni al massimo livello mondiale. Il motivo è che questo approccio, secondo accurate ricerche, dimostrava di essere quello che meglio promuoveva il miglioramento e la retention (ovvero la conservazione del miglioramento nel tempo).

Ragan assistette agli allenamenti di Kessl: visti da fuori i drill sembravano caotici, gli esercizi parevano stabiliti a caso e i giocatori facevano una gran fatica a portarli a termine. Dopo una settimana di lavoro perà Ragan poté apprezzare i notevoli miglioramenti degli atleti.

Quando Kesel gli spiegò il proprio approccio, Ragan fu folgorato e non poté fare a meno di  riflettere su una situazione che lui stesso aveva vissuto in passato. Quando giocava a basket Ragan era un mostro del tiro da tre punti in allenamento. Utilizzando un macchinario che gli restituiva la palla dopo ogni canestro allo stesso modo e nello stesso posto , segnava l’80% dei tentativi. In partita però la percentuale scendeva sotto il 40%. Che cosa sbagliava? La risposta è facile: il macchinario faceva sì che Ragan tirasse sempre nella stessa situazione, mentre in partita ogni tiro è diverso dall’altro: potresti avere un difensore addosso, potresti dover decidere se tirare oppure se passare; potresti essere stanco e fradicio di sudore, oppure la tua ragazza in tribuna potrebbe mettersi grossa pressione addosso, un po’ come nei film di sport per adolescenti… L’allenamento con il macchinario non ricreava nessuna di queste situazione e quindi non trasferiva i miglioramenti alle situazioni di gara.

Migliora in gara, non in allenamento!

“L’insegnamento fondamentale della scienza del motor learning non riguarda il come vai in allenamento ma piuttosto come ti comporti in gara” spiga Kessel in uno dei video di Ragan. “La performance agonistica, che arriva sempre dopo l’allenamento, migliora perché ci si allena nel modo che promuove la maggior retention dei miglioramenti”.

Il macchinario dei palloni non promuoveva retention perché lavorava soltanto su una delle tre aree fondamentali:

1 Lettura: l’atleta analizza la situazione e scegli la reazione giusta al dato scenario

2 Pianificazione: l’atleta stabilisce il piano d’azione in base alla propria lettura

3 Esecuzione: l’atleta mette in pratica il piano stabilito con la tecnica e il timing adatti

Il macchinario insegnava a Ragan l’esecuzione di un tiro da tre, ma non gli insegnava come leggere una situazione di gioco né come pianificare un tiro nel caso di una partita.

Tratto da Jiujitsumag.com

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