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Wanderlei Silva: tre anni per doping e addio Fedor

Wanderlei Silva, 39 anni, è stato squalificato per tre anni dalla Commissione Atletica del Nevada e potrà tornare a combattere solo dopo il 25 maggio del 2017, quando avrà 41 anni suonati.

La sentenza della Nsac è un piccolo passo avanti per ‘The Axe Murderer’ che in precedenza era stato sospeso a vita dopo essersela letteralmente data a gambe davanti all’esaminatore della Usada – United States Anti Doping Association – che si era presentato in palestra per un test a sorpresa. Era il maggio del 2014 e proprio da qual giorno decorrono i tre anni di stop.

Anche la riforma migliorativa della sentenza suona però come un de profundis per la carriera di una dei fighter più amati e carismatici di sempre, noto per la leggendaria ferocia con cui aggrediva gli avversari finendoli spesso con la proverbiale scarica di ginocchiate dal clinch e di foot stomps a terra.

Per quanto Silva si sia ufficialmente ritirato (d’altronde fino a ieri era sospeso a vita) non è un mistero che la giovane organizzazione giapponese Rizin FF avrebbe fatto carte false per vederlo tornare su uno dei ring che lo avevano visto assurgere al ruolo di leggenda vivente nei primi anni duemila sotto le insegne di Pride Fc, ma il verdetto di ieri – per quanto migliorativo per l’imputato – chiude di fatto ogni speranza.

Nei giorni scorsi lo stesso Silva aveva fatto circolare, a mo’ di bufala semi-dichiarata, un poster creato con photoshop che pubblicizzava il match del secolo contro Fedor Emelianenko a Rizin 3. Pochi erano cascati in quello che era probabilmente un pio desiderio del brasiliano e ora anche la speranza è andata.

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Vale la pena ricordare, infatti, che ogni stato americano si adegua automaticamente ai verdetti di ciascuna commissione locale e che anche la maggior parte della promozioni extra-americane – salvo rare eccezioni – li rispettano: in caso contrario un’organizzazione si precluderebbe per sempre l’opportunità di organizzare eventi negli Usa, una limitazione che nemmeno un sicuro blockbuster come Wanderlei Silva potrebbe giustificare dal punto di vista imprenditoriale.

Insomma, questa volta è davvero finita. L’ascia di guerra dell’assassino di Churitiba è sepolta per sempre.

 

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