muay-thai

Il coach di Jon Jones e Holly Holm: “la muay-thai nelle Mma non funziona”

Anche senza essere esperti, basta dare unocchiata alle Mma odierne e paragonarle a quelle di qualche anno fa per capire che lo striking è cambiato drasticamente. Che sia il ‘movimento naturale’ di Conor McGregor, il footwork di Dominick Cruz oppure l’imprevedibilità di TJ Dillashaw, è evidente che quella che oggi sta conquistando i quartieri alti dello sport è una nuova generazione di striker.

Per capire che cosa, e come, stia succedendo Mmafighting ha intervistato Brandon Gibson, il celebre striking coach della JacksonWink Academy di Albuquerque, la palestra dove si allenano Jon Jones, Carlos Condit, Alistair Overeem, Andrei Arlovski, Travis Browne, Frank Mir, Holly Holm e altri ancora che sarebbe impossibile citarli tutti.

Di seguito riportiamo la traduzione semi-integrale della lunga e interessante intervista.

Parlando di striking, Brandon Gibson è la Cassazione è queste sono le sue sentenze.

Mmafighting: Iniziamo con uno sguardo d’insieme. Come descriveresti lo sviluppo dello striking nelle Mma?

Brandon Gibson: E’ stato eccezionale poter essere testimone dell’evoluzione dello striking negli ultimi 20 anni. Siamo passati da gente che veniva da una singola disciplina alla generazione dello sprawl-and-brawl di Matt Hughes e Chuck Lidell e poi ancora a uno striking più rifinito come quello di Anderson Silva e Georges St-Pierre. Adesso vediamo un ulteriore sviluppo con ragazzi come Conor McGregor che puntano sulla tecnica e sulla fluidità e sono completamente diversi da tutti gli altri.

Mmafighting: Il grappling ha storicamente dominato le Mma, oggi le cose sembrano cambiare. Come mai ci è voluto tanto perché gli striker colmassero il gap?

Brandon Gibson: Non saprei. Penso che all’inizio i fighter fossero o lottatori o striker ed era difficile per loro mixare le due cose. Adesso vediamo gente che ha studiato varie forme di arti marziali sin da ragazzini e per loro è una cosa molto più naturale trovare le giuste transizioni da un aspetto all’altro. 

Non so dire come mai ci sia voluto così tanto perché gli striker capissero come contrastare i lottatori. Credo che la comprensione della distanza e dei livelli siano gli aspetti che richiedano maggior tempo per essere compresi.

Mmafighting: Guardando lo striking di oggi, pensi che la muay-thai stia perdendo efficacia?

Brandon Gibson: Sì, è così: penso che col successo ottenuto dalla thai e dalla kick di scuola olandese nel K-1, molti avevano pensato che sarebbero state efficaci anche nelle Mma e adesso stiano cambiando idea.

Uno dei motivi è che la guardia della thai è troppo eretta per permettere buone transizioni alla fase di lotta. Penso anche che la distanza alla quale si tira nella thai non sia applicabile alle Mma. 

E’ pieno di gente che viene dalla thai e cerca il low kick e non fa altro che beccarsi double-leg a raffica da tipi come Gsp o Thiago Alves.

Inoltre la posizione dei piedi nella thai è troppo ‘squadrata’ e non permette un buon footwork e in generale la mobilità.

Mmafighting: Come mai la tipica posizione della thai riduce la mobilità?

Brandon Gibson: Da quella posizione è difficile accelerare e cambiare livello. Non è possibile avere la stessa mobilità circolare o laterale come utilizzando una stance più larga e aperta come quella per esempio di Jon Jones o Conor McGregor. Per questi ultimi è molto più facile essere dinamici e cambiare dalla distanza della boxe a quella del clinch oppure uscire dal raggio dei calci dell’avversario.

Qual è il lascito più importante della thai nelle Mma?

Brandon Gibson: Senz’altro il clinch con le spazzate e le proiezioni. Quello funziona ancora. Poi le ginocchiate e le gomitate nel corpo a corpo. Queste sono le cose che verranno tramandate alle prossime generazione mentre l’enfasi sui calci e la guardia eretta andranno a scomparire.

Mmafighting: Nessuna disciplina ha però preso realmente il posto della thai quando si parla di striking. Come mai?

Brandon Gibson: E’ una buona osservazione. Penso che sia perché la thai è talmente radicata nelle Mma che nessuno ha mai pensato realmente di lasciarla. E’ anche una questione di collaborazione: pochi coach hanno saputo cogliere le nuove tendenze, come per esempio il san shou di Cung Le oppure il karate di Machida e non si è lavorato assieme per elaborare nuove vie.

Mmafighting: Anche la comunità del jiu-jitsu ha i suoi bei problemi in fatto di collaborazione. Pensi che in generale abbiano comunque condiviso il sapere meglio degli striker?

Brandon Gibson: Penso di sì, ho visto molta più collaborazione tra wrestling e jiu-jitsu che non tra diverse scuole di striking. Ho visto striking coach lavorare bene con maestri di jiu-jitsu ma raramente ho visto collaborare due coach di diversi tipi di striking.

Mmafighting: Quanto alla boxe, cosa pensi?

Brandon Gibson: Difensivamente, nelle Mma, il puro pugilato ha ancora tante, tantissime pecche. La tipica guardia pugilistica semplicemente non va bene in una disciplina in cui arrivano i calci e in cui la distanza è quella delle Mma. 

Chiaramente aspetti tipici della boxe come il tempismo, il footwork e la precisione sono invece validissimi. 

Mmafighting: Cosa dici di Conor McGregor? Quali sono, col senno di poi, gli aspetti che hanno fatto la differenza in suo favore?

Brandon Gibson: Una cosa davvero rivoluzionaria di Conor è la posizione di guardia con le gambe così aperte. E’ ‘lungo’, basso e chiude la distanza in un attimo. Usa molto bene il suo allungo e si muove molto bene usando angoli diversissimi e colpendo in movimento. Sono aspetti in cui la maggior parte dei fighter sono molto indietro.

Conor aveva visto l’entrata di Josè Aldo un milione di volte. Anche se il colpo decisivo nel loro match è stato un tipico destro d’incontro dopo un passo d’arretramento, era stato proprio il movimento di Conor a costringere Aldo a buttarsi dentro a quel modo.  

Conor è poi molto bravo anche nel mettere pressione agli avversari contro la gabbia utilizzando i suoi attacchi circolari e i calci girati per tagliare loro la strada, come nel caso del Ko contro Mendes.  

Mmafighting: Tornando al discorso generale, una volta certi colpi erano portati solo da una certa distanza e mai da un’altra. Oggi invece i confini si confondono…

Brandon Gibson: E’ vero al 100 percento. Ed è una cosa sulla quale io lavoro molto. Carlos Condit è stato in grado di sorprendere Thiago Alves dando gomitate da una distanza alla quale il brasiliano si aspettava il pugilato; Jon Jones allo stesso modo ha colpito duro Rashad Evans con le sue gomitate girate partendo da una posizione da lottatore. 

Cerco sempre di sviluppare un arsenale che colga impreparata la difesa dell’avversario, quando questi per esempio non si aspetti un calcio dalla corta distanza oppure, al contrario, un’entrata in clinch da lontano.

Mmafighting: E’ vero che molti atleti di alto livello oggi sono convinti che non sia il caso di fare troppo sparring ma piuttosto di avere una relazione molto stretta con il proprio allenatore?

Brandon Gibson: Confermo e sono d’accordo.  Per quelli che hanno già combattutto tante volte e sono ad alto livello lo sparring non è fondamentale. La salute del corpo e del cervello e sempre al primo posto. Inoltre penso di poter dare molto di più a un Carlos Condit con una bella seduta di pao piuttosto che facendogli fare tre round contro gente a caso.

Nessuno dei nostri atleti top fa tanto sparring. Ci concentriamo molto sui drill, sulle ripetizioni e sul lavoro specifico per il match successivo.

Mmafighting: Se non ci fossero preoccupazioni circa la salute, faresti fare comunque poco sparring?

Brandon Gibson: Sì, sono dell’idea che molta gente faccia sparring solo come metodo di allenamento del corpo e dello spirito, ma che pochi siano in grado di farlo tenendo presente gli aspetti sui quali debbano migliorare. La gente entra nella gabbia e cerca solo di avere la meglio sull’altro e così facendo l’usura si assomma. 

Se vuoi fare sparring, devi farlo con il preciso obiettivo di migliorare dove serve. Andare dentro e fare a botte non serve a nulla; serve magari ai più giovani per diventare più tosti, ma ad alto livello no.

Mmafighting: In generale lo striking è migliorato di più nella fase d’attacco o in quella difensiva?

Brandon Gibson: Sicuramente in quella d’attacco. In difesa c’è ancora molto da fare. Parte del problema è legato al fatto che, usando guantoni da 16 once in allenamento, ci si abitua a difendersi in quella situazione: quando poi viene il momento di combattere con i guantini da quattro, succede che molti più colpi arrivano a bersaglio e la gente finisce Ko.

Inoltre la comprensione della distanza e il footwork sono senza dubbio sfere nelle quali dobbiamo lavorare difensivamente.

Mmafighting: Tutto considerato, in che direzione pensi che vada lo striking nelle Mma?

Brandon Gibson: Credo che vedremo sempre più un misto tra uno stile tradizionale e pulito e nuovi elementi creativi: finte, cambi di livello, colpi dalla grande distanza e cambio di angoli strettissimi. 

Anche dal punto di vista della preparazione atletica penso che vedremo sempre più ‘movimento naturale’ nelle palestre al top.

Conor McGregor che lavorava con il bastone assieme a Ido Portal poteva anche essere un po’ buffo ma poi abbiamo visto la sua precisione nei movimenti, il suo equilibrio e la sua perfetta conoscenza dello spazio che lo circonda. 

Un coach per lavorare bene dovrà saper dire “ottimo, facciamo questa cosa nuova, ma continuiamo a fare anche mille jab al sacco.”

L’intervista integrale è qui

 

 

 

 

 

 

 

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.