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Chris Leben confessa: «Il mio cuore sta cedendo»

Sono passate solo poche settimane da quando Bellator aveva annunciato il ritorno nella gabbia di Chris Leben, veterano di mille battaglie nella Ufc e soprattutto uno dei fighter più amati dell’ultimo decennio in virtù di uno spirito combattivo – e una mascella – con pochissimi eguali.

Purtroppo ‘The Crippler’ ha dovuto abbandonare molto presto i propositi di rientro a poco più di due anni dall’addio ai guantini a causa di una grave patologia cardiaca emersa proprio durante le visite mediche operate dalla scoppiettante promotion di Scott Coker.

Pochi giorni da, il trentacinquenne di Portland, Oregon, ha parlato apertamente della propria malattia nel corso del Luke Thomas Show svelando la gravità della situazione e dando prova del carattere indomito che lo anno reso un idolo per tanti.

Anima tormentata se ce n’è una, nel corso della conversazione con Thomas, Leben è anche tornato sul suo dramma di lunghissimo corso, ovvero la dipendenza dagli antidolorifici, una piaga che colpisce milioni di americani e per ovvie ragioni miete moltissime vittime proprio tra i praticanti di Mma.

I passaggi salienti dell’intervista a Chris Leben

Quando hai scoperto la malattia?

Stavo facendo le visite pre-fight e ho fallito l’elettrocardiogramma sotto sforzo così ci ho riprovato altre quattro volte fallendo sempre per colpa del ventricolo sinistro. Così hanno fatto un esame con gli utrasuoni dal quale è emerso che il ventricolo sinistro del mio cuore è ingrossato e che pompa sangue solo al 18% della capacità. E mi dicono che non sia una buona cosa.

Quali sono i sintomi?

La cosa assurda è che non sono mai stato così bene in vita mia. La cosa fondamentale di questo mio rientro era che finalmente ero uscito dalla dipendenza da Suboxone (un potente analgesico morfinico che crea fortissima dipendenza, ndr) e da tutte le altre medicine che mi erano state prescritte. Non mi drogo, non bevo e mangio bene. Andavo in palestra e menavo gente di 20 anni. Sono un po’ più magro del solito e sono tornato a mangiare la carne, ma sono cose che vanno benissimo per combattere.

Insomma andavo alla grande. Facevo Bjj la mattina con Barret Yoshida e poi tornavo in palestra al pomeriggio per fare kickboxing e poi ancora per fare preparazione atletica. Insomma facevo tre ore la mattina e poi mi allenavo anche alla sera assieme al team.

I dottori mi hanno chiesto: “Ma le scale riesci a farle?”. Sono rimasti a bocca a aperta di fronte alle cose che riesco a fare nella mia condizione perché il mio cuore non pompa sangue a sufficienza e sembra che la cosa non vada molte bene.

Quali sono i rischi?

Infarto. Arresto cardiaco.  In poche parole il mio cuore sta cedendo, si chiama insufficienza cardiaca. Il cuore è ricoperto di tessuti morti e si è ingrossato. Ci sono moltissimi motivi per cui una cosa del genere possa accadere. Tra gli atleti capita più di frequente.

Non dicono che sia legato all‘alcol o niente del genere, penso che sia perché mi alleno con un matto. Non salto mai un giorno di allenamento per tanto tempo non mi sono nemmeno tirato indietro con la vita notturna quindi ho bruciato la candela da entrambi i lati. Penso che il mio cuore non ce la facesse più.

C’entra anche una predisposizione genetica?

Mio zio ha avuto la stessa cosa. Ha dovuto sottoporsi a un’operazione a cuore aperto e a tutto il resto. La mia famiglia ha una lunga casistica di problemi di pressione, ce l’abbiamo tutti. penso quindi che anche la genetica abbia un ruolo in questa storia.

Poi dopo il match contro Mark Munoz ero risultato positivo agli antidolorifici ed ero entrato in riabilitazione. Dopo la riabilitazione mi hanno prescritto il Suboxone e a quanto ne so tutti quelli che prendono quella medicina vedono la pressione salire alle stelle.

E’ stato solo nove mesi fa che finalmente sono uscito dalla dipendenza dal Suboxone, che è la droga più dura al mondo quando si tratta di uscirne. E’ stata una cosa tremenda ma ce l’ho fatta. Era uscito il mio libro e volevo tornare e far vedere a tutti il mio nuovo stile di vita ed essere una fonte di ispirazione.

Sfortunatamente ho tirato la corda troppo a lungo. Tra il Suboxone, l’allenamento durissimo e la pressione già alta di suo… il risultato è che quando ti allena la pressione sale ancora.

Qual è la prognosi di lungo termine?

Sono stato da quattro diversi cardiologi: uno di loro ma ha detto che ho bisogno di un trapianto, mentre un altro sostiene che che se non spingo troppo in palestra, smetto di bere e prendo le medicine giuste il mio cuore potrebbe anche recuperare un po’.

Le Mma hanno un ruolo nella tua patologia?

Penso di sì. Siamo onesti: lo sport professionistico… io non cambierei nulla di quanto ho fatto, sono cresciuto fisicamente, mentalmente e spiritualmente… ma lo sport professionistico non fa bene, specialmente se combatti.

Una cosa che pesa molto sono i cali peso. Io mi sono distrutto la tiroide durante i weigh-cut e dovrò prendere medicine per il resto della vita. E’ una cosa pazzesca, nessuno sport è duro come le Mma.

D’altronde quanto ti alleni per cose come la Ufc o Bellator ti spingi sempre al limite. E’ un filo sottile che divide l’allenarsi troppo e il non allenarsi abbastanza. Devi sempre spingere al massimo per essere il migliore e se combini questa cosa con uno stile di vita malsano, beh, il risultato è ovvio. Spero di poter guarire un po’ facendo una vita sana.

Hai dei rimpianti per la vita ce hai scelto?

No, no, non cambierei nulla. E’ uscito il mio libro e sta spaccando. I commenti che ricevo sui social sono fantastici. Sta ispirando tantissime persone a cambiare vita, non tanto per quello che ho fatto nella gabbia ma per le battaglie che ho dovuto affrontare nella vita.

In un cerco senso sono riuscito a restituire qualcosa alla società e poi insomma combattere nel main event al Mgm di Las Vegas tutto esaurito, poche persone possono dire di avere avuto un momento così forte nella propria vita. Non cambierei nulla.  

Per il tuo ritorno ti eri ripulito?

Ero pulito da prima. Assieme all’aiuto della mia ragazza siamo riusciti a farmi uscire dall’incubo del Suboxone ed è stata una storia dell’orrore. Mi facevo qualche bicchiere ogni tanto ma non ero mai stato più sobrio di così in vita mia.
Mi svegliamo la mattina e stavo bene, mentre fino ad allora per stare bene dovevo spendere 100 dollari

Raccontaci come sei uscito dal Suboxone

Ne prendevo pochissimo, quanto bastava per passare la giornata, allenarmi e fare le mie cose. Poi tornavo a casa la sera e la mia ragazza passava le notti di fianco a me sul pavimento del bagno mentre vomitavo tutta la notte. Doveva cambiare le lenzuola due volte al giorno perché erano sempre fradice di sudore. E’ come uscire dall’eroina solo che invece di tre giorni dura due mesi
E’ stato un incubo. Ero scosso dai brividi e dal tremore tutto il tempo, non lo auguro nemmeno al peggiore nemico. Insomma penso di essere un tipo abbastanza tosto, ma è stato terribile.

 

 

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